Un canto religioso-popolare di Casalincontrada

" La passijonë di Jesù Cristë "

 

        Il tema della ‘Passione’, che ricorda la figura di Gesù sofferente e il sacrificio dell’Uomo-Dio, culminante nella Pasqua cristiana, per i suoi caratteri particolari di primitività e di realismo religioso è entrato a far parte del patrimonio della letteratura popolare abruzzese permeando anche la spiritualità della comunità agro-pastorale di Casalincontrada (Chieti), che ha perfettamente conservato - nella tradizione orale - il canto de “La passijonë di Jesù Cristë”.

     Da testimonianze raccolte è emerso che fin dai primi anni del Novecento, durante la Settimana santa - e precisamente dal lunedì alla mezzanotte del giovedì -, più di una trentina di squadre di “portatori della Passione” (li passiunirë) giravano a piedi per i paesi e le campagne del circondario teatino, animati da una fede autentica, da sentimenti di devozione e… dal bisogno di racimolare, nelle case dei benestanti, qualche lira, un po’ di vino e di caffè e altri beni alimentari (uova, biscotti, fiadoni) che venivano, poi, equamente divisi fra i vari componenti.

     Tra i gruppi storici casalesi (composti sempre da due cantori e da un suonatore di dubbottë o trivucettë o scala cromatica o fisarmonica a piano), attivi fino al secondo dopoguerra, si ricordano quello di Corrado Bonelli, Amedeo Malandra (alias di Sagratino) e Giulio De Luca e quelli organizzati dai membri della famiglia di Liberato D’Arcangelo.

     A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta, cioè dal periodo del cosiddetto “miracolo economico”, che ha trasformato il nostro Paese in una moderna società dei consumi e del benessere, il canto de La Passione di Gesù Cristo è stato completamente accantonato.

     Soltanto sullo scorcio del secolo XX, grazie all’attivo interessamento del signor Ermellino D’Arcangelo (ex minatore e agricoltore di 77 anni, di Fellonice), del già menzionato Giulio De Luca, coltivatore ottantaseienne della contrada S. Ilio, e di Gabriele D’Aristotele, suonatore di dubbottë di Fara Filiorum Petri, si è ricostituito nel nostro comune uno di quei “terzetti” che richiama emblematicamente alla mente l’immagine delle tre persone della Santissima Trinità, peraltro invocata - mediante un segno di croce - subito prima del Prologo.

 

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     Il canto de La passijonë di Jesù Cristë, direttamente raccolto dalla viva voce di Ermellino D’Arcangelo, pur evidenziando tratti peculiari del fondo dialettale di Casalincontrada, presenta alcune “sforzature” d’accostamento del parlato all’italiano regionale, varianti e aggiunte originali che lo differenziano dal tipo popolare di Passione proposto, nella “lezione Teatina”, da Padre DONATANGELO LUPINETTI nel volume intitolato La Sanda Passijone (Lanciano, 1954, pp. 62-65). 

     I 76 versi, con e senza rima, della versione ‘casalese’ sono raggruppati in quartine intercalate a distici, dette “parti”, intonate alternativamente da una “voce alta” e da una “bassa”. Accompagnati da una musica franta e accorata, raccontano le fasi salienti del dramma del Gòlgota, scandite da vari personaggi (narratore, ebrei, fabbro) e dal dialogo tra il Cristo e la Madonna, che occupa la sezione centrale del testo.

      La vergine Maria, sospirosa, sconsolata e piangente, domanda a tutte le persone che incontra per la via dove può trovare il Figlio e, dopo un lungo peregrinare, raggiunge “le partë di lë Vergherìjë” (luogo immaginario) e lo vede appeso al legno della croce.

     Gesù, che avrebbe voluto risparmiare alla Madre quell’orrendo spettacolo, le chiede tuttavia un goccio d’acqua, ma ella, non sapendo dove andare ad attingerla, risponde di essere pronta a donargli un po’ del suo latte e perfino il suo sangue se solo riuscisse a chinarsi in avanti verso di lei.

     Ma i giudei insensibili e ostili, sentite quelle parole, subito si accostano al condannato per porgergli dell’aceto mescolato con fiele.

     Sollecitata da Cristo a tornare a casa, Maria si avvia verso la bottega di un fabbro per pregarlo di forgiare dei chiodi piccoli, appuntiti e sottilissimi affinché non lacerino e strazino troppo la carne del Figlio (si noti la sfasatura cronologica fra l’incontro con Gesù confitto in croce e la richiesta al ‘mastro’, che si conforma più all’amore viscerale di una madre che vuole alleviare le sofferenze al figlio, che alle esigenze di una narrazione ordinata e coerente).

     Ma, quando la Madonna afferra il senso delle ciniche parole dell’artigiano, gira il viso e, irrigidita dalla paura e dal dolore, cade a terra.

     Le due quartine della Chiusa, che non figurano nella “lezione” fornita dal LUPINETTI, sono evidentemente legate al motivo venale della questua, ossia alla richiesta di doni che, però, poco s’intona al motivo religioso di fondo, alla trama narrativa più antica, incentrata sulla meditazione del mistero divino della morte di Cristo e sulla penosa condizione della Madonna, che - soprattutto in passato - rendevano emotivamente partecipi uomini e donne, al punto da spingerli, dopo l’ascolto del canto, a ritirarsi a piangere nel silenzio delle loro stanze.

     Dall’analisi linguistica spiccano la criptica espressione locale se sta sefà’ che allude ai preparativi in atto sul monte Calvario in vista della crocifissione, la voce pentë (‘aguzzi’) riferita ai ‘chiodi’ e, infine, il prestito integrale masterallò (inerente all’ambiente di lavoro e modellato sul corrispondente elemento anglo-americano master hello! ‘salve padrone!’), spia inequivocabile dell’imponente e doloroso fenomeno migratorio verso gli Stati Uniti che, nel secolo scorso, ha interessato anche la piccola comunità di Casalincontrada.

 

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                                               Padrë, Fijë e Spiritë Santë!

      

                                                         Prologo

Statétivë bbona ggèntë a lu sentì’:

la passijonë de Ddijë lo vogliamo cantà’.

Quando Gesù si alza per partirë

con la sua madrë si mettò a parlarë.

                                    
                                                       Madonna

O fijë fijë addò’ te ne vu’ jì?

Monte pe’ Calevàrië se sta sefà’!

Monte pe’ Calevàrië se sta sefà’!

Ci sta li Giodèhi pe’ flaggellà’!

 

                   Narratore

Mo passë l’angëlë, la cavallerìjë,

i chjod’ e i martéllë a ll’orë dë nottë.

Mo passë la sconzolàtë di Marìjë,

piangennë e suspërennë pe’ la vìjë.                                      

                                                                 

                                                                     Madonna

Che nunquë lo incontrava lo domandava:

- L’avètë visto chelo figliólo mio?

 
                                                            Giudei
Ma sissignorë, Madonna, l’abbiamë vedù’,

pe’ montë Calevàrië l’abbiamo lasciatë.

Se lo vedessi, Madonna, com’ a-ridottë!

Pure lo piange a tté farrò scappà’!

 

                          Narratore

E la Madonnë si mettò ’n-camìnë

pe’ andarë a quelle partë di lë Vergherìjë.

Le partë di lë Vergherìjë ce l’arrovò,

lu fijë sopr’ a la crocë la riconosciò.

 

                                                           Gesù

O mamma mammë, chi si vënùtë a ffà’?

Ci sta ’na leggjë pe’ flaggellà’!

                   

                       Madonna

A me m’ ci-a fattë vënì’ la fantesië,

pa’ rivëderë a tté mio caro fìjo.

A me m’ ci-a fattë vënì’ la passijonë,

a-rivëdérë a tté fijuólo buono.

 

                          Gesù

                                               O mamma mamme, già che sei vënùtë,        

                                               ’na occja d’acquë m’avissi purtatë?

                                              

                                                                     Madonna

                                               O fìjo fìjo, nën saccë n’ ffondë n’ stradë,

neanchë ’na bbona gèntë pe’ domandà’.

                                              

Ma së putissë lu capë aringlinà’,

                                          ’na occja di lattë a tté vorrebbë dà’.                                                  

                                               Ma së ’na occja di lattë nën ci vurrèbbë ’scì’,

                                               ’na occjë dë sanguë ci farrò pparì’!                          

                                                          
                                                           Gesù

O mamma mammë, parlë piano pianë,

’ndë fa’ sintì’ a ssi Giodèhi canë.                  

 

                                                                    Narratore

                                   Ma li Giodèhi canë lesta lo sentì’,

sùbbëtë ’cét’ e ffèla j portò.                                   

                                               Ma ’cét’ e ffèlë ja calàtë ’n-corpë,

                                   o Ddijë, mamma mia, ca jò sò’ mortë!

 

                                                            Gesù
                                   O mamma mammë, arivàttënë a la casë,

                                               ca jò a la casë nën poss’arivënì’,

                                               ca jò a la casë nën poss’arivënì’,

                                               sopr’a stu santë légnë devë morì’.

 

                                                                   Narratore

E la Madonnë si mettò ’n-camìnë

pë andar’a quelle partë di fucinijèrë.

                                   Lë partë dë li fucinijèrë ce l’arrovò,

                                   che Ddijo vi bbenedìchë, masterallò!

 

                                                       Madonna

                                   Che Ddijo vë bbenedichë, masterallò!

                                   Voglio sapérë ssu lavòrë pe’ cchi lo fate.

 

                                                        Fabbro

                                   Lo faccë pe’ nu fijòlë chiamatë Iddìjë,

                                   fijo di ’na vérgënë Marìjë.

 

                                                       Madonna

                                               Vi prèhë, di carità, di cortesìjë,

                                               di farlë pentë e pìccolë e bèn sottìlë.            

           

                                                         Fabbro

                                   Ma sissignorë, Madonnë, ti ubbidiamë.

                                   A ccapë e ppitë lo spozzeteriamë,

                                   a ccapë e ppitë lo spozzeteriamë,

                                   na lìbbr’e cchiù di fèrrë ci rigiungiamë!

 

                                                       Narratore

                                               E la Madonna sèntë la brutta nóva,

voltò lo visë e caschë pe’ dolorë.

E sottë ci l’avèvë le coscìnë,

e a ’nghiuvàtë lu pettë e biaccjë e schìnë.

 

Ma sottë ci l’avèva lë lenzuòlë,

erë ’nghiuvàtë lu pettë con il cuorë.

E sottë ci l’avèva lë matarazzë,

erë ’nghiuvàtë lu pettë nghë li biaccjë.

 

                                                            Chiusa

                                   Dicendë Madonna mè di lu bèn consìje,

                                   jècchë la padrone nghë la buttìjë.

                                   E quandë si scuriscë lu cijèlë e la terrë,

                                   rescumpariscë Marijë vërginèllë.

                                  

Dicendë Madonna mia di lu bon còrë,

                                   jècchë la padronë ci portë l’òvë.

Dicendë Madonna mia di lu bon govèrnë,

che Ddije ci dessë la sanda bënëzzonë. Ammènnë.

 

 

                                          Prof.  FAUSTO DE SANCTIS  

 

                                  

(Articolo estratto da: XLVIII Settembrata Abruzzese, Pescara, 2005, pp. 35-37)

SPARTITO MUSICALE : " La passijonë di Jesù Cristë "