La nevièra di Casalincontrada

 

     Nella microtoponimia popolare di Casalincontrada (Chieti) compare ancora  l’espressione “a la në’virë”, per designare una piccola zona del versante nord-occidentale del centro antico e, più precisamente, quella da cui inizia la “passeggiata” panoramica che, snodandosi - su un piano rialzato - lungo il terzo tratto della Strada di circonvallazione, scopre la vallata del Pescara e lo splendido scenario del Gran Sasso.

     Il nome presenta, nella dizione dialettale, la sincope di -e- nella sillaba tonica e riflette l’abruzzese-molisano nëvérë ‘nevaio, luogo ove si conserva neve o ghiaccio’ e, quindi, ‘luogo freddissimo’.

     La nevièra di Casale, situata accanto al muro di ponente della chiesa parrocchiale di Santo Stefano Protomartire e realizzata interamente in mattoni, ha un’altezza di circa 8 metri e una forma circolare (con diametro di 6 m.); conserva i due accessi laterali e, addossata alla parete, una parte della scala interna, ma è priva della copertura originaria che aveva il compito di ridurre l’azione dell’irraggiamento solare e delle acque piovane.

     I più anziani raccontano che questo grosso vano cilindrico (sul cui fondo, lievemente inclinato, si stendevano delle fascine per consentire il deflusso delle acque di fusione) era destinato in passato a deposito di neve e di ghiaccio che, raccolti e pressati - in strati di vario spessore - durante l’inverno, venivano poi utilizzati durante la stagione calda per rinfrescare e conservare derrate alimentari e bevande, per la preparazione di granite e per alleviare le sofferenze degli ammalati.

     La massa nevosa era debitamente ricoperta e sigillata con un fitto strato di paglia e di “cama”, per assicurarne un migliore isolamento termico e ritardarne il più possibile la liquefazione.

     L’esame dei resti della nevièra e l’analisi dei dati storici relativi all’ampliamento e ai lavori di restauro della chiesa madre, voluti - come segno di benevolenza verso la popolazione - dal marchese Giovanni Battista del Giudice attorno al 1697, spostano evidentemente la data della sua costruzione ai primi decenni del Settecento, anche se nessuna menzione di questo tipico “corpo di fabbrica” è fatta nel testamento (del 1712) rogato dal notaio Domenico Bolognese a favore di Saverio del Giudice e nel Catasto Onciario di Casalincontrada (1746).

     Grande valore documentario assume allora il ricorso presentato, nel 1822, da Camillo del Giudice (figlio di Concezio, quarto e ultimo feudatario di Casale) che, dopo aver dichiarato di possedere da tempo immemorabile “un Palazzo dentro il suo ex feudo di Casale Incontrada, il quale dalla parte degl’inforzi del med(esim)o vi tiene una neviera, con una vastissima tenuta di terreno, il quale dalle mura di d(ett)o Palazzo, e di essa neviera, và a terminare ad un sottoposto fosso detto della Mula, tutto sempre in pendio nella lunghezza di circa mezzo miglio”, supplica l’Intendente della Provincia di Chieti di “dare ordini efficaci” al Sindaco del paese affinché impedisca ai cittadini di introdurre animali di ogni specie nella “piantaggione di albori tenaci, e fruttiferi… nel n.° di circa 500”, che proprio in quell’anno aveva fatto rinnovare “facendola custodire, e sorvegliare da suoi stipendiati domestici”.

     Durante l’aspra controversia, il sindaco Giuseppe Brattelli continuò a sostenere di non poter in alcun modo intervenire, perché quel territorio apparteneva al Comune, che ne entrò probabilmente nel pieno possesso dopo la morte prematura di Camillo (avvenuta tre anni dopo) e in seguito all’estinzione del ramo teatino della famiglia Del Giudice.

     Per quanto ci è dato sapere, la nevièra assolse la sua funzione sino al primo Novecento, fino a quando cioè non entrarono in attività gli impianti regionali per la produzione del ghiaccio artificiale.

     Lasciata in completo abbandono, per tutelare l’incolumità degli abitanti, e soprattutto dei bambini, se ne ostruì il passaggio con una porta di legno che dava su Piazza Umberto I (oggi Alceste de Lollis).

     Nel 1921 la struttura venne nuovamente coperta con una tettoia e adibita a “deposito di legnami e di grano” dal signor Nicolavincenzo Melideo, che la restituì all’Amministrazione comunale negli anni Cinquanta.

     Oltre che monumento prezioso dell’arte e della saggezza del popolo abruzzese, è stata però muta testimone di altre memorie civili e religiose della comunità locale.

     Dentro di essa, grazie anche alle offerte spontanee di oggetti d’oro e d’argento, fatte da alcuni cittadini, gli operai della ‘Rinomata Fonderia Pontificia’ P. Marinelli & Figli di Agnone fusero il “campanone” della chiesa parrocchiale, benedetto dall’abate Stefano De Luca nel 1927. Al suo interno, durante l’occupazione tedesca (dal settembre del 1943 al giugno del 1944) vennero occultate ingenti scorte di carburante e di munizioni e trovò riparo… e la morte, per assideramento, una donna “sfollata” (rimasta anonima), la cui salma fu pietosamente composta e tumulata nel cimitero di Casalincontrada. 

     L’imboccatura della nevièra è stata adeguatamente recintata, con una ringhiera di ferro battuto, soltanto nel 1985, mentre nell’anno 1990 si è provveduto a dotare l’area contigua di piante ornamentali, di illuminazione, di pavimento, muretti e sedili, di una fontana e di una scalinata, che collega la piazza principale alla sottostante Via del Mattatoio.

     Va notato, infine, che questa antica “cassaforte del freddo” è stata oggetto di un secondo intervento di recupero, mediante il quale si è proceduto, nel 2003, alla ristrutturazione delle parti degradate e al rifacimento completo della base, rivestita di ciottoli racchiusi tra file di mattoni disposti a raggiera.

 

                                                                        Prof. FAUSTO DE SANCTIS

 

 

FONTI

 

MARCELLO M. DE GIOVANNI, Dialetto e Toponomastica di Penne, Chieti, 1992, p. 56.

FAUSTO DE SANCTIS, Casalincontrada. Ricostruzione storico-cronologica, Vecchio Faggio Editore, Chieti, 1989, pp. 27; 89-100.

ARCHIVIO ARCIVESCOVILE DI CHIETI, Risposte al questionario proposto dalla Congregazione del Concilio, n. 16 [s.d.]; Prima Sacra Visita di S. E. Mons. G. Venturi, Quesiti, 1932, n. 83.

ARCHIVIO DI STATO DI CHIETI, Atti dell’Intendenza. Affari Comunali di Casalincontrada, B. 187, doc. 7 maggio 1822.

ARCHIVIO PRIVATO DELLA FAMIGLIA DEL GIUDICE-DE FELICI di Pianella, Notaio Domenico Bolognese, 1712, vol. II.

PAOLO PANTALONE, Restauro e risanamento del centro storico di Casalincontrada, (Progetto esecutivo), 1990.

ASSUNTA DI TULLIO, Ristrutturazione Passeggiata orientale” (Progetto esecutivo), 2003.

Testimonianza del Sig.r  GAETANO MELIDEO (anni 83) di Casalincontrada.

Articolo estratto da: «XLIX Settembrata Abruzzese» Pescara, settembre 2006, pp. 63-64)