Casalincontrada: cenni corografici e storico-artistici

 

     Lasciando la S.S. 5 Tiburtina-Valeria, all’altezza di Brecciarola, o il Fondovalle Alento, e salendo per alcuni chilometri, si giunge alla cittadina di Casalincontrada (Chieti), adagiata su uno sprone dello spartiacque tra gli alvei dei fiumi Pescara e Alento, a 333 m. sul livello del mare.

     Dall’abitato lo sguardo spazia su un panorama di maestosa bellezza: ad est l’ondulata distesa dei colli digradanti verso l’Adriatico, a sud gli aspri rilievi della Majella, ad ovest i Preappennini centrali, a nord-ovest lo scenario del Gran Sasso. Tutt’intorno si distende, a perdita d’occhio, un paesaggio ricco e vario nel quale spiccano verdeggianti colline, calanchi, valloni e fossi punteggiati di cespugli e di oasi boschive, appezzamenti a seminativo, largamente arborati con olivi e fruttiferi, che si alternano - ad intervalli quasi regolari - a vigneti e a colture ortive.

      Il comprensorio comunale, abitato in epoca italica dal popolo marrucino, fu interessato da itinerari transumanti (itinera callium) utilizzati sia come rete viaria interna, per la pratica pastorale stanziale, sia come raccordo con i grandi tratturi l’Aquila-Foggia e Centurelle-Montesecco.

     La supposta origine del centro abitato risalirebbe però al periodo romano, come testimoniano i numerosi reperti archeologici e i resti ossei affiorati nella vicina contrada di Fellonice, distrutta, secondo la tradizione orale, da un catastrofico terremoto. La popolazione si spostò allora sul prospiciente colle, costituendo quel primo agglomerato di case rustiche (Casale) che, in età federiciana e angioina, assunse la fisionomia di vero e proprio “borgo fortificato”.

     Il Castrum Casalis appartenne, intorno alla metà del Duecento, a Gualterio di Palearia, conte di Manoppello, donde anche il nome di Casale-Comitis (Casale del Conte). Nel 1271 il feudo fu assegnato al milite francese Matteo de Plesciaco; nel 1294 passò nelle mani della potente famiglia romana dei Colonna e, nel XIV secolo, al nobile casato degli Orsini.

     Dopo l’incorporazione a Chieti (1405), che rappresentò il periodo aureo della sua storia civile, l’antica denominazione venne accantonata e ad essa si preferì quella di Casale in Contrada, per indicare “la regione che sta di fronte” o meglio “vicina alla città”.

     Nel 1642 la Regia Camera alienò la ‘terra’ di Casale a Ferrante Caracciolo, duca di Castel di Sangro, per la somma di 3880 ducati. Alla fine del Seicento, Giovanni Battista Del Giudice, nobile amalfitano residente a Chieti, acquistò Casalincontrada da Marino V, principe di San Buono e marchese di Bucchianico, e trasmise il feudo ai suoi legittimi eredi: i marchesi Saverio (poeta arcade e Vice-Custode della Colonia Tegea in Chieti), Pietro e Concezio, che lo tennero fino all’eversione della feudalità (1806).

     La famiglia Del Giudice si estinse in Francesca Paola, figlia di Concezio, andata in sposa al barone Tommaso de Felici di Pianella.

      Il nucleo antico di Casalincontrada, che presenta un caratteristico impianto fusiforme, custodisce interessanti manufatti dell’architettura civile e religiosa, più volte e in diversi tempi ristrutturati ed ampliati: il Palazzo comunale (noto come “lo Castello”), la casa baronale Caracciolo-Del Giudice-De Felici, le chiese trecentesche di S. Stefano Protomartire e di S. Domenico, la cappella rinascimentale di Santa Maria delle Grazie.

     L’arco d’ingresso, a sesto acuto, realizzato interamente a mattoni a lavorazione scultorea, risale al XIV secolo; le altre ‘porte’ (di sud-est e sud-ovest) sono ricordate rispettivamente col nome di Cerretone e di Pizzoli.

     Nel rione di S. Domenico si può ammirare una grande ‘cisterna’ del Cinquecento, mentre a ridosso del muro occidentale della chiesa parrocchiale si elevano i resti di una ‘nevièra’ (del XVIII sec.), destinata in passato a deposito di neve e di ghiaccio.

Degne di nota sono anche le chiesuole suburbane di S. Rocco, annessa al cimitero, dell’Iconicella e della Madonna di Fatima (in contrada Carbonaio).

     Accanto alla villa comunale sorge, infine, la casa natale del più illustre dei casalesi: Cesare de Lollis (1863-1928), letterato e filologo, conosciuto in Italia e all’estero per i suoi scritti colombiani, dialettologici e linguistici, per gli studi critici che abbracciano l’intero àmbito della filologia romanza e le letterature moderne e contemporanee, e per l’attività intelligente e spregiudicata che egli riservò alla rivista La Cultura.

                                                                                                                                                                                                                                       Prof. FAUSTO DE SANCTIS

 Casalincontrada, 26 novembre 2009