Cesare De Lollis

studioso di Colombo

 

    Le imponenti celebrazioni per il cinquecentenario della scoperta dell’America (1992) hanno suscitato una certa risonanza anche in Abruzzo e hanno riportato improvvisamente alla ribalta alcuni eccellenti, ma dimenticati, studiosi di Colombo (Cesare de Lollis1, Rocco Cocchia2 ed Ettore Janni3), i quali - tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento - concorsero in vario modo all’approfondimento e alla soluzione di controverse questioni riguardanti la vita e le imprese del grande navigatore ligure.

     Fra essi spicca però la figura di CESARE DE LOLLIS, il più autorevole colombista dell’epoca del quarto centenario (1892), assai più conosciuto, in Italia e all’estero, per i suoi studi glottologici, filologici, letterari ed estetici, e per l’attività intelligente e spregiudicata che dedicò al giornalismo militante e alla rivista La Cultura, di cui fu direttore unico dal 1921 al 1928.

    Sembra allora doveroso sottolineare, non senza imbarazzo, che il mondo intellettuale abruzzese ha stranamente ignorato o tenuto in sott’ordine gli originali e concreti apporti dati dal De Lollis alla “storiografia colombiana”, quasi che essi fossero marginali o avulsi dalla sua diuturna meditazione e ricerca.

     La scoperta di Cesare de Lollis “pioniere” e cultore di studi colombiani, al di là del semplice e momentaneo interesse dettato dalle manifestazioni centenarie, pone in effetti nuovi interrogativi e induce ad una più attenta rilettura del ruolo culturale svolto da questo insigne abruzzese.

     Del tutto casuale e legato a particolari vicende biografiche fu, invece, il suo approccio con le indagini colombiane e in genere con la storia delle esplorazioni geografiche.

     Nel maggio del 1888, sotto l’alto auspicio del Ministero della Pubblica Istruzione, venne costituita una speciale Commissione, per provvedere degnamente alla solenne ricorrenza, che l’Italia si apprestava a fare quattro anni dopo, del quarto centenario della scoperta del Nuovo Mondo.

     La “Commissione Colombiana” decise di pubblicare una Raccolta di documenti e studi su Colombo e la sua epoca, che venne affidata alle congiunte cure dell’Istituto Storico Italiano e della Reale Società Geografica (entrambi operanti in Roma), sotto la direzione di Henry Harrisse (1829-1910), il più illustre americanista del tempo, che peraltro ne aveva caldeggiato il disegno.

     Per raccogliere l’auspicato corpus documentario colombiano, la Commissione gli affiancò il De Lollis, allora venticinquenne e segretario dell’Istituto Storico, e lo inviò in Spagna.

     Durante la missione scientifica condotta all’estero, tra l’agosto e il dicembre del 1889, il De Lollis frugò infaticabilmente negli archivi e nelle biblioteche di Madrid, Barcellona, Burgos, Escorial, Saragozza, Siviglia, Toledo e Valladolid trascrivendo e riproducendo con cura gli scritti e gli autografi di Colombo, molti dei quali risultarono completamente inediti.

     Una volta rientrato in Italia, egli venne aggregato, come segretario, alla Giunta Centrale della Commissione, stabilitasi a Roma per rendere più spedita l’elaborazione e la pubblicazione della Raccolta. Se non che, a seguito delle dimissioni - nel gennaio del 1891 - dello Harrisse, per dissensi programmatici con i collaboratori, tutto il peso dell’opera a lui affidata rimase sulle spalle del giovane studioso casalese, che portò avanti il progetto con decisione e sollecitudine.

     E difatti, il primo dei quattordici volumi, in folio, della ponderosa Raccolta, curato personalmente da Cesare de Lollis, vide la luce proprio in occasione delle cerimonie del IV Centenario, preceduto di poco dalla geniale opera di divulgazione Cristoforo Colombo nella leggenda e nella storia (Milano, Treves, 1892)4, nella quale egli tracciò un profilo dello Scopritore senza scendere nello psicologismo delle biografie romanzate, nell’intento di fare un vero e proprio libro di storia.

     Il De Lollis tornò, a più riprese, ad occuparsi della “problematica colombiana”, alla quale rimase profondamente interessato fino agli ultimi anni della sua vita; ne sono una eloquente testimonianza l’edizione diplomatica e critica degli Scritti e degli Autografi di Colombo (editi tra il 1892 e il 1894), le varie ristampe della monografia su Colombo, gli articoli e i saggi apparsi su riviste e giornali, e l’opuscolo intitolato Chi cerca trova, ovverosia Colui che cercò l’Asia e scoprì l’America (Roma, Treves, 1925), dove strenuamente e acutamente sostenne, contro le affermazioni malevole di autori stranieri, la chiarezza dei propositi dell’ardito navigatore e la sua schietta italianità5.

     La rigorosa impostazione metodologica con cui portò avanti le sue ricerche contribuì poi, in maniera forse determinante, ad eliminare dalle fonti colombiane gran parte degli elementi leggendari e delle ipotesi fantasiose di cui era costellata la produzione storiografica precedente e gli permise di intuire quasi tutti i problemi ai quali si rivolse la successiva corrente di indagini serie.

     In conclusione, si può affermare che, nonostante i progressi compiuti nel campo della conoscenza geografica, della nautica e dell’astronomia, la Raccolta, interamente permeata dalla presenza scientifica del De Lollis, conserva un posto di rilievo nella vasta bibliografia colombiana e risulta sostanzialmente valida e attuale; costituisce, anzi, come ha scritto il senatore Paolo Emilio Taviani6, «l’opera monumentale e fondamentale per chiunque, in Italia e all’estero, studi la figura e le vicende del grande navigatore genovese»7.

     Un ultimo merito ha avuto il De Lollis nell’ambito degli studi colombiani: quello di aver pensato, per primo in Italia, a una celebrazione annuale della più bella e più proficua delle imprese umane: «La data della scoperta dell’America! Questa sì che meriterebbe di figurare nel calendario delle glorie e delle vacanze italiane»8.

     Ed anche in questo egli è stato esaudito9.                                                 

                                                                                                         Fausto De Sanctis

     
 
                                                                    

1. CESARE DE LOLLIS (Casalincontrada, Chieti, 13.9.1863 - ivi 25.4.1928), storico colombiano, filologo, critico letterario e scrittore.

2.  Mons. ROCCO COCCHIA (Cesinali, Avellino, 1830 - Chieti 1900), arcivescovo di Chieti dal 1887 al 1900, è autore di una memoria pubblicata nel 1879 a S. Domingo, “Los restos de Cristobal Colon en la Catedral del Santo Domingo” e del denso volume Cristoforo Colombo e le sue ceneri, Chieti, Tipografia Ricci, 1892, conservato nella Biblioteca Provinciale “A. C. De Meis” di Chieti.

3. ETTORE JANNI (Vasto, Chieti, 1875 - Milano 1956), scrittore e giornalista, autore, tra l’altro, del libro intitolato Colombo, Milano, Alpes, 1924, pp. 304.

4. L’opera diede al De Lollis una tale notorietà che il ministro della Pubblica Istruzione dell’epoca, FERDINANDO MARTINI (1892-1893), decise di presentarlo personalmente al re Umberto I e alla regina Margherita di Savoia, che «vollero con lui intrattenersi familiarmente per circa un’ora». In quella circostanza il sovrano lo nominò, motuproprio, “Cavaliere della Corona d’Italia” (cfr. Lo Svegliarino, Periodico politico amministrativo commerciale, Chieti, 28 agosto 1898, p. 1).

5. Per una più approfondita conoscenza delle opere, dei saggi e degli articoli delollisiani su Colombo rimando, per brevità, alla mia monografia Cesare de Lollis e la cultura del suo tempo, Cristoforo Colombo - La vita accademica - L’Abruzzo, Chieti, Editrice Vecchio Faggio, 1992, pp. 89-98.

6.  P. E. TAVIANI (1912-2001), uomo politico e storico genovese, direttore della rivista «Civitas» e autore di articoli e di importanti pubblicazioni su C. Colombo.

7.  CIVITAS, Rivista di studi politici, XLVI (1995), Roma, n. 2 (aprile-giugno), p. 126.

8.  LA CULTURA, I, Roma, 15 settembre 1922, p. 524.

9.   La solennità civile del «12 Ottobre: anniversario della scoperta dell’America», introdotta nell’anno 1924, fu abolita nel 1946. 

 

                                                                                             

 

(estratto da: Terra e Gente, Periodico politico-culturale, a. XXXI, n. 1, Lanciano, 2011, pp. 45-46)